Intervistato qualche giorno fa dal Corriere della Sera in occasione dell'annuncio che sarà lui ad occuparsi dell'organizzazione della cerimonia d'apertura dei giochi olimpici di Pechino 2008, Zhang Ymou ha rivelato di aver realizzato La citrtà proibita per una semplice ragione commerciale: visto che in Cina ci sono sempre più pop-corn movie statunitensi che la gente va a vedere, ha sentito il bisogno di fare qualcosa di analogo, ma cinese, che gareggiasse con loro. Insomma, la Cina si è messa a copiare anche lo spirito dei blockbusters. Non che La città proibita sia il primo episodio nato da questo "approccio", tanti film analoghi sono già stati fattti, ma quando a dirlo e a farlo lo dice un personaggio come Yimou che per trentanni ha cercato di parlare del proprio Paese in senso critico, denunciando più volte, con abilità, le assenze di libertà d'espressione e di diritti civili e della repressione in generale, allora dispiace un poco. Perchè la Cina ora sarà meglio di un tempo, ma si sarebbe potuto pensare che uno dei più grandi epsonenti della Quinta generazione, dicesse e facesse un film così avaro di contenuti. Una tragedia alla Shakespeare che nonostante i tanti uccisi, non appassiona, nè sembra particolarmente ispirata a quei due unici temi, il potere e la famiglia, che si potrebbe, grosso modo, andare a cercare nella storia. Gli intrighi di palazzo finiscono per diventare intrecci da soap-opera, con i soliti costumi e scenografie sfarzosi (nonchè fotografia che cerca di farli risaltare il più possibile) già visti tante volte e non più capaci di distrarre lo spettatore da tutto il resto.Se le tradizioni cinesi vengono un poco messe alla berlina, ciò non pare una riflessione che va' al di là della semplice esigenza di sceneggiatura Capisco perchè è uscito d'estate, e non, come Yimou normalmente si meriterebbe, nel resto della stagione.
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