Da quando Cameron Crowe violò l’inattaccabile vitalità di New York presentandola deserta se non per uno spaventato Tom Cruise, all’inizio di “Vanilla Sky”, l’idea che anche la Grande Mela potesse essere presentata anche in maniera apocalittica cominciò a farsi largo. Certo, non poco contribuì il poco dopo attacco dell’11 Settembre e delle sue molte catastrofiche immagini, anzi tuttora è impossibile negare che quasi tutto il cinema di oggi provenga, più o meno direttamente, da quella data, ma fino ad allora quella che concettualmente possiamo definire la capitale del mondo poche volte era stata così messa in discussione. Nel film di Crowe era un sogno, anzi un incubo, qui in “Io sono leggenda”, così come poco tempo fa in “L’alba del giorno dopo”, è futuro, è realtà possibile.
Quello che il regista Francio Lawrence, già autore dell’interessante “Constantine”, e la sua troupe di sceneggiatori presentano partendo (ma assolutamente non ricalcando) dall’omonimo romanzo di Richard Matheson e dalla sua prima trasposizione cinematografica 1975:Occhi bianchi sul pianeta terra”, è infatti uno scenario che seppure fantastico ha al suo interno una grossa dose di realismo. Certo, difficile immaginarsi gli zombie, ma è possibile credere che l’uomo prima o poi (si pensi, per certi versi, a Chernobyl), magari per incuranza, per fretta o arrivismo, diventi vittima delle sue stesse ricerche. “Io sono leggenda” è sicuramente un film spettacolare, ma la malinconia che lo pervade, quella tristezza che ci fa scoprire a poco a poco una NewYork sempre più selvaggia, silenziosa e quindi temibile, appare così profonda agli occhi e al cuore di qualsiasi spettatore perché in fondo la si percepisce come verosimile. E così la storia, l’avventura di Robert Neville e della sua disperata ricerca di una soluzione da ultimo uomo rimasto tale sulla Terra, sembra una delle tante storie già sentite, vicine alla nostra memoria ed esperienza, non solo superficialmente grazie al cinema (anche recente se si pensa a “28 giorni dopo”), ma anche più in profondità se si pensa a come la struttura di tutta la narrazione sia più che mai vicina ad una parabola biblica, probabilmente cattolica (non sorprende che Will Smith, che è anche produttore, sia stato ultimamente accostato più volte a Scientology), ma più in generale religiosa, una di quelle sentite già tante volte quando si è parlato e ascoltato di spiritualità.
In un mondo che va alla deriva perché l’uomo ha cercato di sostituirsi a Dio, la figura dell’eroe, della messaggera mandata dall’alto, del sacrificio e della terra promessa ricorrono in maniera mai troppo esplicita, ma fondamentale ( non è un caso che quando si aprono le porte della nuova civiltà, l’immagine sullo sfondo sia una Chiesa) all’interno della pellicola.
“Io sono leggenda” riesce a dire tutto questo (che discutibile o no, aggiunge comunque un importante piano di lettura al film) senza rinunciare ad altri discorsi: la solitudine, la civiltà, la sopravvivenza e il senso del dovere. I suoi effetti speciali non sono spiattellati, buttati lì tanto per essere apprezzati in tutta la loro incredibilità, ma si fanno perfetti veicoli di significati ben più introspettivi. Ma questo è solo uno dei tanti motivi che rendono Lawrence un grande regista. Dalla decisione di non voler infierire nel dolore, nel non cercare a tutti i costi la lacrima dello spettatore fermandosi sempre, con le immagini, ad un attimo prima che la tragedia avvenga, ad una serie di scelte e attenzioni tecniche che renderanno il suo film un caposaldo della futura fantascienza. L’utilizzo della luce e del suono, la capacità di rendere una grande ambiente come Manhattan, una gabbia da zoo, la continua ansia che pervade il tutto non solo quando si sa che potrebbero apparire gli zombie, ma anche quando i luoghi sembrano essere ospitali, e cioè quando la paura è quella della pazzia del protagonista, nemico di sé stesso. Tante sono le frecce messe sull’arco di un autore che riesce a rendere il film per più di un’ora un vero e proprio nodo alla gola e che ben gestisce poi (senza indugiarci troppo, ma tagliando corto) il prevedibile calo di tensione finale quando per forza di cose alcuni elementi dovevano entrare in scena per raggiungere quelle riflessioni di cui sopra.
Sorretto oltretutto da una grande prova di Will Smith (che per l’occasione fa anche esordire la piccola figlia, così come in La ricerca della felicità fece con il maschio) “Io sono leggenda” risulta così un film valido sotto ogni punto di vista, nuovo esempio di cinema kolossal attento ai contenuti e alle chiavi interpretative come poco tempo fa fece, ma in tono ancora più grande” “I figli degli uomini”.
pubblicata qui: http://www.cinemaplus.it/leggi-recensione.asp?id=2537