
Ogni epoca ha la propria invasione invisibile.
Nel ‘56 il primo: il capolavoro di Don Siegel col nome di L’invasione degli ultracorpi, tratto dall’omonimo (nella versione originale) romanzo di un anno prima di Jack Finney: il controllo alieno come quel pericolo rosso che rendeva fredda la guerra (con un finale ottimista che il regista non approvò mai). Nel
Le premesse erano quelle di un prodotto più legato all’originale di Don Siegel che ai successivi remake. Alla guida del progetto era stato chiamato infatti quell’Oliver Hirschbiegel,al suo debutto a stelle e strisce dopo il successo ottenuto con La caduta, gli ultimi giorni di Hitler. Erano previsti effetti speciali, ma l’idea era quella di un film abbastanza intimista, che puntasse più sul significato che sull’apparenza. La scelta di Hirschbiegel era, infatti, in tal senso emblematica. Peccato però che quanto realizzato dal regista tedesco non sia piaciuto alla produzione,
L’esito comunque sia non è così pasticciato come potrebbe indurvi a pensare quanto appena raccontato. Non c’è paragone con l’originale di Siegel (che ancora oggi riesce ad essere anche il più valido, sia per suspance che per sottotesto politico), ma come film di puro enterteinment si segue abbastanza fluidamente. Il filo narrativo ricorda un po’ un altro remake, quel La guerra dei mondi di Steven Spielberg: quando il pianeta è sotto attacco extraterrestre, si va (giustamente, chi lo nega!) a cercare il figlio dato proprio quel weekend in affidamento all’ex coniuge. Per quanto la sceneggiatura indugi troppo sulle fasi della sceneggiatura rendendo esplicito anche l’intuibile, e quindi smorzando di molto la suspance, la geniale trovata del “Mio padre non sembra mio padre, mia madre non sembra mia madre” continua a suggestionare. Non c’è niente di più terrorizzante che vedere in chi consociamo un mutamento radicale e verso il “male”. Sprecato comunque è l’occasione di attualizzare il tutto: la riflessione che sembra portare avanti il film è che la guerra (quella vera, non del film) sia un male necessario, legata imprescindibilmente alla possibilità del libro arbitrio per l’uomo. Messaggio ipernazionalista? Rimaniamo col dubbio. Certo è che l’unica trasgressione ad una delle regole fondamentali di Hollywood, e cioè non far vedere un bambino picchiato da un adulto, è mitigata da abili accorgimenti: il pupo è orientale, è antipaticamente vestito come un grande e, comunque sia, la mamma adottiva vuole più bene al fratellino biondo col baschetto. Evvai.
pubblicata su: www.cinemaplus.it
recensioni film in sala, invasion, due stelle e mezzo | link | commenti






