giovedì, 11 ottobre 2007

Ogni epoca ha la propria invasione invisibile.

Nel ‘56 il primo: il capolavoro di Don Siegel col nome di L’invasione degli ultracorpi,  tratto dall’omonimo (nella versione originale) romanzo di un anno prima di Jack Finney: il controllo alieno come quel pericolo rosso che rendeva fredda la guerra (con un finale ottimista che il regista non approvò mai). Nel 78’ il primo remake dal titolo “Terrore dallo spazio profondo” tanti effetti speciali, ma poco contenuto, se non qualche accenno al conflitto vietnamita. Nel 93’ fu la volta del maestro della trasgressione Abel Ferrara: “L’invasione continua”, caratterizzato da quella che Morandini descrisse come “un'angoscia esistenziale e di una paranoia sociopolitica”. Al quarto tentativo, ad entrare in gioco sono le guerre di oggi e la paura diffusa: l’ Afghanistan,l’ Iraq e, molto più profondo, il pregiudizio.

Le premesse erano quelle di un prodotto più legato all’originale di Don Siegel che ai successivi remake. Alla guida del progetto era stato chiamato infatti quell’Oliver Hirschbiegel,al suo debutto a stelle e strisce dopo il successo ottenuto con La caduta, gli ultimi giorni di Hitler. Erano previsti effetti speciali, ma l’idea era quella di un film abbastanza intimista, che puntasse più sul significato che sull’apparenza. La scelta di Hirschbiegel era, infatti, in tal senso emblematica. Peccato però che quanto realizzato dal regista tedesco non sia piaciuto alla produzione, la Warner che, intenzionata a far uscire il film nell’estate del 2006, voleva un blokbuster più adatto alla massa. Serviva rimontare il film e aggiungere nuove scene, ma Hirschbiegel, vuoi perché aveva davvero preso altri impegni nel frattempo (versione ufficiale, ma impensabile visto che questo è per lui l’esordio a Hollywood), vuoi perché non se la sentiva di ritoccare secondo logiche di marketing, il proprio film (versione plausibile), non si è ripresentato. Sono stati contattai così i fratelli Wachowski che a loro volta, causa impegni già presi (anche loro!)  hanno passato il tutto al figlioccio John McTiegue, al quale avevano scritto già la sceneggiatura di V per Vendetta. Nicole Kidman e Daniel Craig sono stati richiamati sul set, alcune (molti dicono parecchie) sequenze sono state rigirate ed è stato rifatto il montaggio. In mezzo: un incidente automobilistico durante le riprese aggiunte che ne ha ritardato ulteriormente la conclusione e l’ennesimo cambio del titolo (era partito tutto come The invasion, poi Hirschbiegel disse che non essendo un remake il titolo sarebbe stato The visiting. Alla fine la Warner però ha fatto come gli pareva e ha rimesso The invasion). Insomma, la storia realizzativa di questo Invasion, è già di per sé una storia.

L’esito comunque sia non è così pasticciato come potrebbe indurvi a pensare quanto appena raccontato. Non c’è paragone con l’originale di Siegel (che ancora oggi riesce ad essere anche il più valido, sia per suspance che per sottotesto politico), ma come film di puro enterteinment si segue abbastanza fluidamente. Il filo narrativo ricorda un po’ un altro remake, quel La guerra dei mondi di Steven Spielberg: quando il pianeta è sotto attacco extraterrestre, si va (giustamente, chi lo nega!) a cercare il figlio  dato proprio quel weekend in affidamento all’ex coniuge. Per quanto la sceneggiatura indugi troppo sulle fasi della sceneggiatura rendendo esplicito anche l’intuibile, e quindi smorzando di molto la suspance, la geniale trovata del “Mio padre non sembra mio padre, mia madre non sembra mia madre” continua a suggestionare. Non c’è niente di più terrorizzante che vedere in chi consociamo un mutamento radicale e verso il “male”. Sprecato comunque è l’occasione di attualizzare il tutto: la riflessione che sembra portare avanti il film è che la guerra (quella vera, non del film) sia un male necessario, legata imprescindibilmente alla possibilità del libro arbitrio per l’uomo. Messaggio ipernazionalista? Rimaniamo col dubbio. Certo è che l’unica trasgressione ad una delle regole fondamentali di Hollywood, e cioè non far vedere un bambino picchiato da un adulto, è mitigata da abili accorgimenti: il pupo è orientale, è antipaticamente vestito come un grande e, comunque sia, la mamma adottiva vuole più bene al fratellino biondo col baschetto. Evvai.

pubblicata su: www.cinemaplus.it


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