Ok, i ragazzini americani, quando sono ricchi, spesso si annoiano (ricordate Traffic?). E così scimmiottano i vicini (in senso spaziale) borgatari. Quelli della delinquenza, quelli che rappano ect ect. Tramite il personaggio con la videocamera, che inizia e chiude il film, la Kopple rende chiaro fin da subito che quel che ha realizzato ha più intenti documentaristici/informativi/cronacistici che altro. Ed effettivamente è così. Il contenuto drammmaturgico è pressocchè assente, evitando anche la banalità di un canovaccio in cui la protagonista dopo essersi messa nei pasticci, se ne tira fuori con grandi difficoltà dopo aver imparato la lezione. mai scherzare col fuoco. Sotto questo punto di vista la scelta di finire lì dove il film ci si aspetta che inizi, non è male. Peccato che la "denuncia ", il senso di degrado cui è arrivata la civiltà più progredita (e cioè ad ergere a piacevole giocare con la morte solo per sfuggire alla noia) non scavi davvero a fondo, viziato forse da uno sguardo fin dall'origine borghese. La tesi è precostituita: questi ragazzi, e le loro famiglie, sono dei coglioni. E così i cattivi sono sì catttivi, ma hanno una loro morale, e la vita di periferia viene sempre vista con gli occhi dell'estraneo. Quel che il film voleva fare, e cioè riprendere il fenomeno e lasciar pensare, rimane fermo alle intenzioni (leggibili già dalla sinossi) e ad una sola, bella inquadratura: l'ultima (e cioè quando si pensa che il film stia per prendere davvero il via). Occasione mancata.Da noi esce giusto perchè la Hathaway è diventata, nei due anni che sono trascorsi da quando l'ha girato, famosa. L'ha comprato la Mediafilm, e credo che in home video qualche soldo ce lo farà (l'uscita estiva in sala invece lo penalizza)
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