lunedì, 05 novembre 2007

 "La fedeltà è un bene ma è un bene anche la leggerezza" faceva dire Pasolini in "I fiori della mille e una notte" e Soldini sembra sempre ricorarsene. Con "Giorni e nuovole" non siamo dalle parti tragicomiche di "Pane e tulipani", nè in quelle più morbose di "Brucio nel vento", ma in una vita di mezzo: il dramma della storia è sì dramma, ma il tono e l'umanità lo rendono fluido, non patetico o straziante. Non che la perdita di un benessere economico acquisito sia il più grande dei dolori, ma essendo così vicino ad ognuno di noi, si tratta di una di quelle situazioni che lo spettatore somatizza di più. Soldini non cerca patetismi, non indugia sulla sofferenza, non utilizza luoghi comuni e banali (si pensi a come in tanti avrebbero descritto i colloqui che Albanese fa per trovare un nuovo lavoro. Si sarebbero fatti vedere i soliti yuppies rampanti che ad un vecchio non lo ascoltano neanche, mentre qui l'intorno è accogliente, umano). Le grandiose interpretazioni dei due protagonisti, più Albanese che la Buy, ma comunque tutti e due intensi e completi bnel dare spessore ai rispettivi ruoli, si fondono ocn momkenti di grande cinema: la festa per la Buy e  Albanese sotto la doccia. Qualcosa forse poteva essere limato nella parte centrale, pochi minuti o scene in cui il racconto sembra rallentare, ma la capacità che Soldini ha nel narrarare una storia così normale come se sembri orginale, rende la critica un po' pretestuosa, un po' un cercare il pelo nell'uovo. Migliore film italiano visto tra i due Festival del cinema, nell'anno solare secondo solo a "Mio fratello è figlio unico".


EddieValiant ha incastrato Roger Rabbit alle 07:49
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