mercoledì, 03 gennaio 2007

Chi mi conosce al di là del blog conosce  bene la passione che mi lega a tutto il cinema dei fratelli Coen. Ieri sera han riproposto  su Rete4 quello che è a mio avviso il loro più grande film (non dico capolavoro perchè per me la parola capolavoro ha un significato che chiama in causa anche gli effetti che questo ha sul o per il cinema): Fratello, dove sei? Visto che in questo momento non ho proprio il tempo per scriverne una recensione o un commento abbastanza articolato da spiegare tutte le ragioni per cui lo immenso, ma desidero fare solo un tributo, metto qui un video (eccezionale) e una bella recensione che apparve sul Sole24 Ore di Luigi Paini (manca però nel suo commento un accenno a quello che è uno dei temi principali del film: la colpa e il perdono)  :"Si divertono tutti, a vedere Fratello, dove sei? di Joel ed Ethan Coen (il primo firma come sempre la regia, il secondo produce e da il suo fondamentale apporto alla sceneggiatura). Passano due ore di quieta, rilassante, tonificante sospensione dalle angosce della vita quotidiana gli spettatori comuni, quelli che, com’è loro sacrosanto diritto, chiedono al cinema soprattutto prelibate "fette di torta"; ma se la spassa alla grande anche il critico più esigente, l'appassionato capace di guardare ogni immagine in filigrana, alla ricerca della citazione d'autore e del tocco di magia. Raccontando le vicissitudini di un moderno Ulisse (George Clooney) e dei suoi due sgangherati compagni (John Turturro e Tim Blake Nelson), in fuga dalle patrie galere nell'America della Grande Depressione, i fratelli Coen si ispirano al modello omerico (ma, assicurano, «mai letta l' Odissea»...) e intanto spingono forte sul pedale della commedia. Una serie di buffe stazioni "on the road", con un vate cieco che predice il futuro allontanandosi su un carrello ferroviario, la moglie Penny (un po' fedifraga, per la verità) da raggiungere alla fine del viaggio, un Polifemo ciccione che vende Bibbie e mena fendenti, le belle sirene, gli orchi del Ku Klux Klan, i politici corrotti, e ancora, ancora, ancora, in un crescendo di trovate fantastiche. E poi, giusto per chi lo vuole e lo apprezza, ma senza farlo pesare, c’è il supertocco di classe. Tutto il film è un omaggio a un altro film(I dimenticati, di Preston Sturges), il cui personaggio principale era un regista desideroso di girare - pensate un po'! - una pellicola intitolata Fratello, dove sei?... Giro girotondo, il buon cinema alimenta il buon cinema: soprattutto perché Sturges e il suo eroe guardavano loro stessi a un altro vate, protettore di tutti gli amanti del divertimento sul grande schermo: l'inarrivabile, unico, irripetibile Ernst Lubitsch "


EddieValiant ha incastrato Roger Rabbit alle 13:51
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