“Creatore di sogni” dice la didascalia del titolo del film dedicato a Frank Gehry, uno dei più importanti architetti contemporanei, autore di opere che hanno innovato profondamente un campo molto conservatore come quello dell’architettura. Sue opere sono sia il Museo Guggenheim di Bilbao e che il suo rifacimento nella sede di New York, nonché, andando a ritroso nel tempo e citando solo le più celebri: il Museo d’arte dell’università di Toledo, la Walt Disney Concert Hall di Los Angeles e il ristorante Fishdance di Kobe.
Partendo dalle interviste degli addetti ai settori, tutti concordi nell’affermare la grandezza di quest’artista dallo stile inconfondibile, Sidney Pollack mette in risalto tutti gli aspetti di Frank Gehry: l’infanzia, gli esordi, la famiglia, il modus operandi, il rapporto con le proprie opere e i pensieri che lo spingono ad andare avanti. Ne esce un film riuscito a metà. Chiara e innegabile emerge la grandezza del personaggio, ma il tono è più quello dell’omaggio che dell’approccio critico.Per un documentario finalizzato al grande schermo, la differenza è sostanziale.
Sidney Pollack, alla sua prima esperienza con un film del genere, si limita a registrare i commenti degli intervistati e a raccogliere i pensieri di Gehry senza filtrare o mettere in relazione un uomo che sta “rivoluzionando” un settore molto conservatore come l’architettura, con
l’ambiente di oggi o con la Storia stessa. A mancare non è il commento negativo sull’architetto (che infatti viene inserito, anche se con molti distinguo), quanto il desiderio di costruire con i commenti degli intervistati e le tante opere da lui progettate qualcosa che vada al di là della semplice apologia. A parziale giustificazione di Pollack l’amicizia che lo lega da anni allo stesso Gehry che infatti lo ha scelto come regista di questo lavoro.
Senza responsabilità invece l’impossibilità di dare alle immagini quella potenza visiva che le creazioni di Gehry incutono quando viste dal vivo. Lo stesso Pollack infatti ricorda durante il film di come sia difficile riuscire a rendere la bellezza di strutture tridimensionali su di uno strumento, il cinema, bidimensionale per eccellenza.
Un film adatto per conoscere l’artista e le sue opere, ma nulla più, tanto che viene da chiedersi se quel famoso aforisma di Frank Zappa: “Parlare di musica è come ballare di architettura” sia vero anche al contrario pubblicata qui: http://www.filmfilm.it/film.asp?idfilm=27289
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