“C’era una volta una nave grandissima, la più imponente che fosse mai stata costruita fino al 1912 con un nome, Titanic, che rifacendosi al mito dei potentissimi Titani padroni del mondo prima dell’avvento di Zeus, ne voleva sottolineare, così come l’Orient express tra i treni, il predominio della meccanica e del pensiero umano in generale, sulla natura”
Potrebbe cominciare così qualsiasi racconto sulla storia del Titanic, oppure si potrebbe partire dall’epilogo, dallo scontro con l’iceberg e dell’affondamento che portò a 1518 vittime e cercare di capire dove l’arroganza dell’uomo (la nave non fece mai prove sul mare per la fretta di battere la concorrenza) divenne tragedia. Inizio e fine sono noti a tutti, è quel che successe “durante” che non era mai stato affrontato. E così James Cameron, già regista dei primi due Terminator e di Alien nel 1997 si gettò in questa impresa (titanica). Ducento milioni di dollari di budget, 160 giorni di riprese con turni anche di 17 ore al giorno. Il risultato fu il maggiore incasso della storia del cinema 1,8 miliardi di dollari in tutto il pianeta, 11 Oscar (nessuno per le interpretazioni) come Ben Hur prima e il terzo capitolo del Signore degli anelli poi, senza contare all’indotto verso la famosa colonna sonora ( in cui si trova “My heart will go on” di Celine Dion). Gente che dopo un anno dall’uscita in sala ancora faceva la fila per andarlo a rivedere per l’ennesima volta…
Leggenda quindi, così come lo è il fatto storico. Titanic non è solo la storia di un amore impossibile, quello di un ragazzo povero incurante delle convenzioni( “Secondo me la vita è un dono. Non ho intenzione di sprecarla. Non sai mai quali carte ti capiteranno nella prossima mano. Impari ad accettare la vita come viene. Così ogni singolo giorno ha il suo valore”) e di una “principessa triste” promessa sposa ad un borioso aristocratico, ma anche il ritratto della decadenza di una nobiltà ormai ridotta a fingere una ricchezza che più non c’è. Due semplici linee guida (più tantissimi effetti speciali) su cui Cameron costruisce oltre tre ore di pellicola, senza timore di apparire retorico o melodrammatico. L’amore è gridato e ridondante, le scene romantiche (su tutte i due innamorati con le braccia spalancate sulla prua con la famosa frase “Sono il re del mondo”) destinate ad entrare nell’immaginario collettivo, la “terza classe” buona e vitale, l’aristocrazia falsa e noiosa. La suspance è legata alla fine che fece il personaggio di DiCaprio e i tanti altri passeggeri incrociati durante tutto il racconto ed il finale giustamente strappalacrime. Una pellicola che si potrà amare od odiare tenendo ricordandosi sempre però che se il risultato era quello di entrare nella storia, non si può che constatarne il successo. Come viene detto nello stesso film infatti: “Il Titanic era chiamato la nave dei sogni e lo era, lo era veramente”. pubblicata qui: http://www.filmfilm.it/film.asp?idfilm=22144






