mercoledì, 28 febbraio 2007

Quasi a ricordare quel "Paris vu par" (Parigi di notte) che nel 1965 riunì molti dei registi della Nouvelle vague (Chabrol, Rohmer, Douchet, Pallet, Godard e Rouch) ognuno impegnato in un proprio cortometraggio di poco più di un quarto d'ora ambientato in diverso posto della capitale transalpina, nel 2006 è stato realizzato "Paris je t'aime". Venti registi da tutte le parti del mondo per cinque minuti di corto ciascuno sull'amore, Le firme?  Alfonso Cuarón (Messico), Gurinder Chadha (India), Gus Van Sant (USA), Isabelle Coixet (Spagna), Joel & Ethan Coen (USA), Nobuhiro Suwa (Giappone), Alexander Payne (USA), Oliver Schmitz (Sud Africa), Richard LaGravenese (USA), Tom Tykwer (Germania), Vincenzo Natali (Italia), Walter Salles (Brasile), Wes Craven (USA). Per la Francia, Olivier Assayas, Frédéric Auburtin, Sylvain Chomet, Gérard Depardieu e Bruno Podalydès.. Insomma tanti e di tutti i tipi. Come cartoline da diversi quartier della capitale ognuno si è impegnato a realizzare una storia che potesse essere vissuta in quel particolare luogo. L'esito nel suo insieme è piuttosto fiacco. Alcuni episodi non hanno nessun legame particolare con il luogo in cui sono girati, nè con Parigi o la Francia in generale. Manca una linea guida generale, qualcosa che dia unità al tutto. Rimangono però i cortometraggi, ognuno valutabile a se stante. Ed alcuni sono davvero di ottima fattura. Parlo di quello dei fratelli Coen con uno muto Steve Buscemi che aspettando la metro viene messo in mezzo da una coppia di strani amanti: si fa un po' il verso ad Amelie, è divertente ed è fra i pochi episodi del film che sembrano orientati verso una visione d'insieme del film. Stessa cosa dicasi per il lavoro di Oliver Schmit. Un pezzo di bravura (al centro un caffè che non si prenderà mai) che parla della città, del razzismo, della'more. Bello, bello davvero. Tom Tykwer (già regista di Lola Corre e Profumo) avrebbe potuto realiazzare la stessa storia in qualsiasi capitale, però è una bella storia. Gran ritmo, con poche immagini e un buon utilizzo del sonore riesce a dare spessore ad una storia d'amore che fu o che non sarà mai. Bravo davvero(che poi quando hai la Portman nel cast  catturti sempre l'attenzione). Piacevole anche la cicciona turista di Payne,sorridentemente amara. Carino anche l'episoddio con Castellitto, seppur molto parlato. Lungo piano sequenza di Cuaròn che però delude un pochino: il dialogo tra Nolte e la donna è fiacco e non basta la rivelazione finale (o la scelta di diventare inseguitore quando ci si sta allontanando dal tutto) perchè risulti interessante. Van Sant e un approccio tra gay(ma non c'entra nulla col film!). Insomma impossibile annoiarsi (seguire tante storielle da 5 minuti con tanti stili diversi non può annoiare), da vedere perchè alcuni corti sono davvero interessanti (il corto esalta i virtuosismi della regia), comprensibile la mancata distribuzione in Italia (il film è stato presentato nel 2006 a Cannes) .

Il cast completo: Fanny Ardent, Leila Bekhti, Melchior Beslon, Juliette Binoche, Seydou Boro, Steve Buscemi, Sergio Castellitto, Willem Dafoe, Gerard Depardieu, Cyril Descours, Marianne Faithfull, Ben Gazzara, Maggie Gyllenhaal, Bob Hoskins, Olga Kurylenko, Li Xin, Elias McConnell, Aissa Maiga, Margo Martindale, Yolande Moreau, Emily Mortimer, Florence Muller, Nick Nolte, Bruno Podalydes, Natalie Portman, Paul Putner, Miranda Richardson, Gena Rowlands, Catalina Sandino Moreno, Ludivine Sagnier, Barbet Schroeder, Rufus Sewell, Gaspard Ulliel e Elijah Wood.

Metto qui il trailer


EddieValiant ha incastrato Roger Rabbit alle 09:36
paris, je taime, due stelle e mezzo, film da festival | link | commenti (2)

mercoledì, 01 novembre 2006

Certe volte sarebbe bello poter fare invece che una recensione del film, un resoconto della proiezione, ovvero di ciò che è successo in sala. Si perché se si cominciasse col dire che poche volte a Venezia buona parte della sala si è svuotata non alla fine del film, ma durante, e che molti di coloro che sono rimasti hanno sfruttato i posti liberi per distendersi ed abbracciare Morfeo, allora già buona parte del servizio (lo vado a vedere questo film o no?) sarebbe compiuto.

Così purtroppo non si fa, non è giusto per chi in un lavoro ci ha messo tempo e sudore. Giusto quindi cercare di capire sempre cosa ci volesse comunicare l'autore con la propria opera, al di là del fatto che ci abbia annoiato. Anche perché effettivamente, ad essere seri, quando un film come "El amarillo" ci mostra per tutta la durata del film il suo protagonista mentre: leva erbacce dai campi, pulisce il cesso di una fattoria, sbuccia e poi mangia una mela, si siede a prendere il sole, passeggia in riva al mare, si siede su uno scoglio e sorride guardando per mezz'ora (e noi con lui) una donna che canta un sofferto tango, qualcosa di importante da comunicare c'è, ed è solo colpa dello spettatore superficiale se non capisce di cosa si tratta o della potenza, dell'intensità di tutto ciò.

Vittime del cinema di cassetta, non siamo più in grado di approfondire, di andare al di là di quanto non ci viene spiattellato. E così questa storia sofferta di un uomo storto, magro e bianco, ma che sicuramente in un altro contesto avrebbe sprizzato gioia da tutte le parti, e della donna di cui forse è innamorato e che lo ricambia tanto da rispondere col silenzio o con un "no" ad ogni sua domanda (-Hai fame?-No;-Certo che fa caldo!-No ;-Che ore sono?-No) ci appare un poco superficiale.
Però, sicuramente, è colpa nostra.

pubblicata qui: http://filmup.leonardo.it/elamarillo.htm


EddieValiant ha incastrato Roger Rabbit alle 11:38
una stella su cinque, film da festival | link | commenti (3)