Quindici giorni di set, massimo cinque ciak per scena, un montaggio finito il giorno dopo le riprese (“C’è voluto più tempo per la programmazione e per l’anteprima che per il film vero e proprio” ha affermato il regista), un budget ridotto all’osso e tanta voglia di allontanarsi, per spirito e per regole, da quel sistema hollywodiano di fare cinema che tante volte ingabbia idee e spontaneità. La nuova pellicola di Brad Siberling, già autore di City of angels e Lemony Snicket, rientra a pieno titolo all’interno di quel cinema indipendente americano che sempre più si cita quasi che fosse un marchio di fabbrica. A fare da padrino (o meglio, produttore esecutivo) al progetto è Morgan Freeman, che nella sceneggiatura scritta dallo stesso regista ha ritrovato un po’ di sé stesso, o comunque un po’ di quei personaggi che gli piace tanto interpretare. Parliamo quindi dell’uomo tutto saggezza e consigli che raddrizzano la vita di chi li ascolta, di un dispensatore di buone parole e considerazioni profonde che squarciano il velo della quotidianità per avvicinarsi al vero senso della vita. In Dieci cose di noi ad usufruirne è una bella cassiera immigrata spagnola in crisi sentimentale e lavorativa. E’ proprio nel supermercato in cui lavora, presso quella cassa veloce che consente massimo dieci pezzi (da qui il titolo del film), che incontra un celebre attore (il cui nome non verrà svelato per tutto il film, potrebbe essere davvero Morgan Freeman) venuto per osservare le mansioni che si svolgono in luoghi di tale tipo prima di accettare un ruolo in un film indipendente che lo vedrebbe, per l’appunto, direttore di un supermercato. Il caso li porterà a passare una giornata assieme per le strade di una Los Angeles popolare e a misura d’uomo dove nessun passante è “una persona comune”: tutti hanno qualcosa da dire e, soprattutto, da dare.
Un film per certi versi new age, intimista e soprattutto ottimista. “Vorrei che le persone avessero il cuore più leggero dopo averlo guardato” ha dichiarato la produttrice Julie Lynn. Impossibile negare che dietro a questo volutamente e ostentatamente essere minimalisti, si possa nascondere un po’ di furbizia, la voglia di sembrare così sinceri e umili da non potere essere rifiutati, ma quanti sono i film che non vogliono piacere? Ecco quindi che quel che comunica questa opera, seppur la confezione un po’ ruffiana, è comunque apprezzabile e riflessivo. Spinge alla curiosità verso il prossimo, cerca di infondere sicurezza e a pensare bene alle priorità nelle esistenze di ognuno di noi.
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