domenica, 27 maggio 2007

Presentato in concorso qui alla 63 Mostra del cinema di Venezia, un film sulla redenzione ed il perdono. Ricalcando per certi versi quanto già i Dardenne raccontarono con "Il figlio", Mahmat-Saleh Haroun (già presente a Venezia nel 1999 con Bye Bye Africa) scrive e dirige quello che si può considerare un piccolo noir psicologico. I drammi si vivono in silenzio, le proprie colpe si scontano cercando di salvare il prossimo offrendogli il proprio aiuto. Così come arido è il paesaggio così è difficile dare con la giusta forma il proprio affetto, quasi che l'uno condizioni imprescindibilmente l'altro ("Daratt" significa "Stagione secca"). Ne esce purtroppo una storia poco avvincente e altrettanto poco significativa dal punto di vista delle riflessioni. La parte centrale del film induce senza alcuna svolta narrativa sulla vita comune dei due protagonisti, una preparazione al finale così lunga che finisce per diluire quel che la semplice dinamica narrativa prova a dire. Non giova poi al tutto l'interpretazione del ragazzo Ali Barkai, il cui sguardo torvo sembra stampato, mentre un'eventuale mutazione in alcuni frangenti avrebbe potuto aumentare la drammaticità di alcune scelte. Peccato.pubblicata qui: http://filmup.leonardo.it/daratt.htm

Interviste fatte a Venezia: http://filmup.leonardo.it/speciale/daratt/int01.htm


EddieValiant ha incastrato Roger Rabbit alle 09:58
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