Ispirato alla storia vera di come fu scoperta la più importante spia russa nell'FBI, The breach rimane vincolato a questo "realismo" di fondo per diventare un film abbastanza piatto e monocorde. A livello di snodi narrativi il film è piatto e quella ricerca di far risaltare uno pseudo cointrollo mentale (o comunque influenza) tra i due protagonisti (la spia e l'agente) sembra butatto lì per dare un po' di contenuto. Da apprezzare c'è giusto il volere evitare, grosso modo (ma non completamente) i soliti momenti di suspance legati alla bpossibilità che il protagonista positivo si scopra per azioni avventate, ma per il resto rimane un film davvero anonimo con una regia nient'affatto ispirata, che sppur punti sulla psicologia dei personaggi per dire qualcosa, non accompagna il tutto da scelte che facciano emergere dualismi interiori o un qualsivoglia conflitto. Personaggi schiacciati (il fatto di non conoscere le vere motivazioni che spinsero la spia a diventare tale diventa un "non punto di partenza" per dire altro) e sceneggiatura frettolosa (che spreca presto l'unico elemento interessante: e se l'indagine non fosse vera?). Il finale è un po' butatto lì. Peccato che Cooper (tormentato il giusto) nonstante l'Oscar di qualche anno fa, non venga sfruttato in film che mettano in rislato la sua bravura. Ryan Phillippe invece ancora non mi convince.
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