Il film del già autore dei due Kirikù (...e la strega Krabà;...e gli animali selvaggi) nonchè di Principi e principesse riambienta una storia nella sua Africa (è francese, ma ha vissuto l'infanzia in Guinea) per una storia su due "pincipi", uno francse, l'altro arabo, i cui nomi significano nelle rispettive lingue: azzurro e bruno. Un film chiaramente impostato sulla fratellanza, sulle (belle) differenze che ci sono a livello culturale, ma che non esistono su qualsiasi altro livello. Una fiaba mai banale, sempre perfetta nei parallelismi (stavolta è l'occidentale ad essere vittima dei pregiudizi e l'Africa terra di ricchezze), ricca di trovate visive e allo stesso didattica senza essere pedante. Un po' le Mille e una notte, un po' Alladin, unirsi è ricchezza non perdita. Un'allegoria ricca di metafore e sinonimi. Le continue dissolvenze che aprono e chiudono le scene, se all'inizio possono stancare. riescono nell'intento di sintetizzare il succo della storia senza troppe divagazioni e dopo un po' ci si abitua. Il film seppur in confronto a tanti cartoni animati statunitensi sia costato una bazzecola, ha avuto una lavorazione di circa sei anni. Amorevole il rispetto per le lingue, mantenute diverse (no sottotitoli o semplificistiche traduzioni). Applaudito a Cannes e premiato dall'Unicef alla Festa del cinema di Roma, Azur e Asmar è uno di quei film che per semplicità e bellezza meritano tutti gli aggettivi positivi possibili.
quattro stelle su cinque, azur e asmar di michel ocelot | link | commenti (1)






