domenica, 17 febbraio 2008

Dopo una giovane ma promettente carriera, l’appena ventiseienne  attrice canadese Sarah Polley (l’inizio delle riprese di Away from her risale al 2005), già interprete di alcuni film hollywoodiani di buon successo, oltre che di opere dirette da registi del calibro di David Cronenberg e Atom Egoyan, memorabile, insieme a Tim Robbins, in La vita segrete delle parole della spagnola Isabel Coixet, decide di mettersi dietro la macchina da presa per raccontare una storia che, nonostante l’intensità dei registri espressivi e la partecipazione emotiva, non contiene alcun riferimento autobiografico.

Away from her narra infatti le vicende di un’anziana coppia costretta a separarsi nel momento in cui la donna (una magnifica Julie Christie) viene ricoverata in una casa di cura in seguito ad una forma di Alzhaimer degenerante, da poco contratta. A ciò si aggiunge il dramma di due persone che non si sono mai separate per ben quarantaquattro anni e che dovranno inizialmente restare lontane per almeno un mese, in base ad una regola della clinica che vieta, per i neo ricoverati, le visite dei familiari durante i primi trenta giorni di degenza.

Il problema è che l’Alzhaimer sgretola la memoria, partendo da quella a breve termine fino a cancellare, a poco a poco, tutto il resto, in una corsa a ritroso dal percorso incomprensibile ed imprevedibile. Inizia così il calvario della sofferenza del marito, il solo a ricordare e a vivere l’assenza rapportata al ricordo della presenza. La magia dell’amore è in quella “raccolta” di tanti momenti indimenticabili vissuti assieme: ricordi speciali, preziosi, esclusivi: come sopportare dunque l’idea di essere rimasti soli, che il nostro amore di un’intera esistenza stia inesorabilmente perdendo tale patrimonio affettivo condiviso da due sole anime e da nessun altro?

L’Alzhaimer della protagonista diventa così lo strumento per un’indagine sull’importanza della memoria, non solo storica, dei grandi eventi, ma anche delle piccole e quotidiane forme di affetto e tenerezza, fondamento del legame e dell’amore, di quell’incessante flusso di emozioni che ci rendono più umani e sensibili.

Sarah Polley, in questo continuo togliere, in questa perenne sottrazione filmica fatta di gesti e sguardi incerti, o non corrisposti, riesce a realizzare, quasi per contrappasso, un’opera sull’eternità dei sentimenti.

Bellissimo e profondo, Away from her trascende qualsiasi catalogazione di genere o età, resta dentro, impresso nelle viscere dello spettatore.

pubblicata qui: http://www.cinemaplus.it/leggi-recensione.asp?id=2526


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