mercoledì, 26 settembre 2007

Dopo il mai uscito (in Italia) “Paris, je t’aime”, ecco un altro film a poca distanza di tempo, che ha la capitale francese nel titolo. Merito del fascino romantico della città transalpina la cui semplice evocazione del nome riesce da sola a suscitare cuoricini e carezze. Con queste premesse, difficile che parlando di cinema si vada lontani dalla commedia. Nelle diverse 89 volte che Parigi ha fatto capolino sulle locandine italiane dei film poche volte è stato il contrario. Così è anche per “2 giorni a Parigi”. Scrive e dirige al suo debutto in tale veste, quella Julie Delpy, che proprio lì è nata e cresciuta, e che soprattutto meno di due anni fa, proprio lì ha interpretato “Prima del tramonto”, seguito del suo primo successo come attrice, “Prima dell’alba”. Per questa produzione low budget ha richiamato accanto a sé padre, madre, amici a parenti. Gli unici attori professionisti sono il coprotagonista Adam Goldberg e Daniel Bruhl ( il ragazzo di Goodbye Lenin) presente, comunque, solo con un cammeo.

Viaggio in Europa per una coppia di trentacinquenni residenti a NewYork. Stanno assieme da due anni, lui è americano, lei proprio di Parigi. E così c’è da incontrare famiglia, ex amici, ex compagni di scuola e (tanti) ex fidanzati. E’ proprio la conoscenza continua di questi ultimi che insinua gelosie e dubbi da parte di Lui. Chi è mai la ragazza con cui sta da parecchio tempo?

Un filo narrativo semplice che serve come pretesto permettere in scena stereotipi sulla Francia e i francesi. L’ironia della Delpy è spesso sottile, sospesa tra satira e realismo, altre volte meno celebrale e legate alla sessualità. Purtroppo però va a sprazzi e i continui siparietti tra i due protagonisti non vanno in crescendo, ma sembrano più volte a sé stanti. Camera a mano, uso del digitale. L’immagine non racconta, a rimanere sono solo le parole e il tutto può anche stancare dopo un po’. Parigi fa da sfondo, ma non troppo: più volte si gira in interno, e quando si esce ad essere inquadrate non sono ambienti suggestivi. Potrà piacere, ma non a tutti.

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