Iniziano dal film di De Maria: “Prima linea”. Si tratta senza dubbio del film che più alzerà (lo sta facendo) polemiche. Si parla infatti di terrorismo (Prima linea fu una delle prime formazioni armate durante il periodo del terrorismo degli anni ’70). Il punto di vista è quello interno di Sergio Segio e già questo ha fatto storcere il naso a molti intellettuali e politici che, prima di vedere il film, hanno protestato per la scelta di un punto di vista che si presume giustificherà azioni che hanno portato morte e sofferenza. Così non è, c’è un discreto distacco emotivo dai personaggi nel film di De Maria, anche se la ricostruzione degli eventi ne salta di alcuni importanti nella storia del movimento. Ne esce comunque un film interessante a cui vale la pena dare un’occhiata, c’è dramma, azione e anche un po’ di sentimento. Per Riccardo Scamarcio si tratta del quarto film sul passato dell’Italia dopo “La meglio gioventù”, “Mio fratello è figlio unico” e “Il grande sogno”: un giorno si potrà apprezzare forse di più quest’attore ormai maturo e degno di essere considerato molto più che un giovane sex symbol.
Passiamo a Francis Ford Coppola e al suo “Segreti di famiglia”. Assieme al ritorno del regista di “Il Padrino”, che non girava una pellicola dai tempi del discutibile “Un’altra giovinezza” (2007), questo film presentato a Cannes è l’occasione anche per rivedere Vincent Gallo, da tempo lontano dal grande schermo. Una storia intimista su due fratelli, composta soprattutto da dialoghi e girata in bianco e nero: la tecnica è quella impeccabile di Coppola, se è motivo sufficiente per andare al cinema, andate, sennò pensateci un po’, il rischio noia è possibile.
“Valentino: L’ultimo imperatore” rischiava invece di non venire mai distribuito in Italia, nonostante si tratti di un documentario sul famoso stilista nostro connazionale e fosse stato presentato in anteprima al Festival di Venezia di due anni fa. Solo il successo ricevuto in America e la possibile candidatura all’Oscar che tutti danno per certa, ha fatto sì che questo film girato da Matt Tyrnauer, per anni giornalista di Vanity Fair, trovasse una distribuzione italiana (nello specifico, Medusa). La carriera dell’artista, nonché la sua vita privata, vengono raccontati con leggerezza ed epica allo stesso tempo. Se siete dei fashion addicted, o comunque molto curiosi di vedere e capire la vita di uno dei più grandi artisti italiani contemporanei, prenotate il posto al cinema.
“Ce n’è per tutti” di Luciano Melchionna (già autore di “Gas”) è una commedia satirica su una società contemporanea sempre più in disfacimento. Il progetto di suicidio di un ragazzo che si vuole buttare dal Colosseo diventa il pretesto per una serie di flashback e di salvataggi improbabili che non risparmiano nulla riguardo l’egoismo e il cinismo che dominano l’ oggi (a partire dai mass media.) Il soggetto era originalmente una pièce teatrale. Nel cast c’è Ambra Angiolini e la produzione è di Anna Falchi: echi da anni ’90.
“Poesia che mi guardi” di Marina Spada, terzo film italiano della settimana, è un documentario incentrato sulla figura della poetessa Antonia Pozzi, morta suicida a 26 anni nel 1938. Ad interessarsene è una cineasta che, nello studio dei lavori della Pozzi, cerca di coinvolgere a poco a poco un gruppo di studenti, finendo con il fare della lettura delle poesie, un modo per condividere emozioni. Il film è stato presentato all’ultimo festival di Venezia.
Il film per famiglie della settimana è “Planet 51”, cartone animato spagnolo scritto da Joe Stillman, uno dei papà di Shrek. Alieni che vengono invasi da uomini. Si capovolge la storia di “Et” e di tanti altri film di fantascienza e ci si ritrova con un simpatico film che divertirà sia i più piccoli che i cinefili con la passione per le citazioni. Una bella prova per l’animazione europea.
pubblicatio qui: http://www.film.it/articolo/film-in-uscita-venerdi-20-novembre-la-prima-linea-segreti-di-famiglia-planet-51/10890492/





Dopo “
Due primitivi vengono allontanati dal villaggio e finiscono prima nel mezzo del litigio tra Caino ed Abele, poi nella provocante Sodoma.
Finalmente “Public Enemies” e non solo. I nuovi titoli della settimana regalano anche un insolito Clooney, un film cult tedesco, Jack Black e un paio di interessanti italiani.Se amate il cinema con la C maiuscola, questo è il weekend che attendavate da anni e cioè quello dell’uscita di “Nemico pubblico”. No, non parliamo del comunque buon film con Vincent Cassel uscito in primavera, ma dell’ultima pellicola di Michael Mann, uno dei più grandi registi viventi. Il papà di “Manhunter”, “Collateral” e “Miami Vice” porta sul grande schermo la storia romanzata del famoso criminale degli anni ’30 John Dillinger. A dargli il volto è Johnny Depp e suo rivale, nei panni del detective, è Christian Bale. Come già in Miami Vice, Michael Mann non cerca l’epica o il grande personaggio che piace ed emoziona a gente. Le sue storie sono un pretesto per costruire scene d’azione di tensione eccezionale, vere e proprie opere d’arte per quanto riguarda geometria, dinamismo, costruzione scenica. Fa tutto in digitale, sporca la pellicola come se ci fossimo proprio noi lì sulla scena con in mano una handycam con cui normalmente registriamo i nostri compleanni. Ne esce un film eccezionale, imperdibile per chi al cinema ama guardare, ancor più che la storia, comunque interessante, la regia.
Luca Lucini è senza dubbio il regista italiano di "nuova generazione" (per quanto abbia già 42 anni) più interessante degli ultimi anni, escludendo il cinema d’autore di Sorrentino e Garrone. Da "L’uomo perfetto" a "Amore, bugie e calcetto" fino ad arrivare alla bella commedia drammatica "Solo un padre", i suoi lavori hanno il merito di allontanarsi sempre da regie e montaggi "televisivi" dirigendosi verso un tipo di cinema più europeo per ritmi e gestione dei personaggi. Persino il suo esordio con "Tre metri sopra il cielo", al di là della sceneggiatura, dimostrava la sua capacità di sapere confezionare bene un prodotto rifuggendo da presuntuosi manierismi d’autore, ma non per questo accontentandosi di qualsiasi sequenza o costruzione scenica, pretendo, studiando e lavorando attentamente con gli attori.
Sascha Baron Cohen ritorna dopo "Borat" con uno dei personaggi che lo lanciarono già anni fa nella televisione inglese. Strano, ma vero: Cohen continua ad andarsene in giro truccato e a combinare candid camera senza che nessuno lo riconosca o lo fermi per strada (e se succede, il montaggio abilmente evita di mostrarcelo). Il suo "Bruno" è un giornalista austriaco omosessuale che, come è caratteristica di Cohen, riesce sempre a mettere a disagio l’interlocutore di turno.
I reporter di guerra sono da sempre ottimi personaggi cinematografici. Attraverso il loro sguardo non coinvolto, ma testimone dei fatti, è possibile mostrare, e indagare, su qualsiasi conflitto e costruire, anche quando il film non è eccezionale, una facile e conclusiva morale il più delle volte riassumibile in "la guerra distrugge e fa sempre male, chiunque vi si trovi dentro". Nel 2007 Richard Gere portò a Venezia "The Hunting party". Due anni più tardi "Triage" apre il Festival del cinema di Roma. Regista e autore della sceneggiatura è quel Danis Tanovic che nel 2002 arrivò all'Oscar per il miglior lungometraggio straniero con l'intenso "No man's land". All'epoca suo interesse era ripercorrere la guerra tra la sua Bosnia e la Serbia attraverso gli occhi di due militari, uno per fronte. In "Triage" il progetto è più ambizioso. Protagonista è infatti un fotografo che ha già vissuto il Libano e un'imprecisata belligeranza africana. Ogni luogo è un trauma, ed ha modo di raccontarlo quando torna da una tragica avventura in Kurdistan. E' stato ferito gravemente e il suo caro amico, compagno di tanti viaggi, è scomparso senza lasciare tracce. Il rimorso, l'idea di avere una qualche responsabilità sul mancato ritorno del partner, gli impedisce di camminare. Deve parlare con uno psicologo: è a lui che rivelerà tutta la sua storia.
Assieme ad "
Da oggi mi trovate all'Auditorium di Roma a recensire, intervistare e, perchè no, chiacchierare. Troverete i miei pezzi su filmup:
Ragazzi, se vi va oggi (Sabato 10 ottobre) alle 15 e in replica sempre oggi alle 22, domani (domenica) alle 18 e mercoledì a mezzanotte,
Non viene distribuito nei giorni esatti del suo quarantesimo anniversario (dal 15 al 18 agosto 1969), ma è comunque per celebrarne la ricorrenza che arriva finalmente sui nostri schermi “
E’ dagli anni di Mister Wolf e "Pulp fiction" che al cinema non emergeva un personaggio cult come quello che ci regala Renzo Martinelli con Siniscalco Barozzi. Nobile milanese ricordato nella storia per avere tradito i suoi concittadini aiutando l’invasore Federico Barbarossa a distruggere il capoluogo lombardo nel 1162, questo personaggio è il vero punto di forza dell’eponima pellicola "Barbarossa". E’ lui il chiavistello di quell’autoironia con cui Martinelli alleggerisce i suoi centoquaranta minuti sulla composizione della Lega lombarda da parte dell’eroe Alberto da Giussano, ovvero quando vari comuni, fino ad allora indipendenti e spesso in conflitto spesso tra loro, si unirono per respingere il Sacro Romano impero germanico. Legnano 29 Maggio 1176. Quel giorno anche Siniscalco Barozzi morì, almeno secondo il film.
Ci vorrebbe il giudice Santi Licheri, o chi per lui, per deliberare sulle presunte colpe del film “
Non è semplicemente il film della settimana, per molti è il film dell’anno, forse anche del biennio. Sono pochi i registi capaci di portare il grande pubblico in sala solamente grazie al proprio nome:
E’ il gran giorno di “
Woody Allen
Woody Allen ritorna nella sua New York dopo quattro film (e i prossimi due saranno ancora in Europa) e sceglie come protagonista Larry David, un suo amico, oltretutto già presente con due camei in "Radio days" e nell’episodio "Edipo relitto" del corale "New York stories". Forse dieci anni fa questo ruolo lo avrebbe interpretato lui: un intellettuale di origini ebree, vittima di attacchi di panico, sarcastico e irresistibilmente attraente per le donne. Anche per una ragazzina ignorante conosciuta per caso e che diventa, nonostante la gran differenza d’età, sua moglie.
Steven Soderbergh
"Chi rapinerebbe un treno della metropolitana? Bisognerebbe essere pazzi considerando che si tratta di un sistema chiuso". E’ questa la considerazione che, dal 1973 in poi, ha tenuto con il fiato sospeso i tanti lettori del romanzo "La presa di Pelham 1 2 3", scritto da Morgan Freedgood sotto lo pseudonimo di John Godey. Un libro ricco di suspanse che ha già avuto due trasposizioni in fiction: una cinematografica nel 1974, una televisiva nel 1998.
Il successo avuto in sala nell’estate del 2007 da "Lupin III. Il ritorno di Cagliostro", film del 1979 di Hayao Miyazaki, ha lasciato intendere che certi film, anche se datati, non perdono mai di attrazione. La firma del Walt Disney giapponese è garanzia di un buon botteghino, ed è probabilmente da questa considerazione che la casa distributrice Lucky red ha deciso di acquistare i diritti italiani di molti film dello Studio Ghibli. Si tratta di pellicole che in molti casi non sono state neanche mai riversate in dvd o vhs, storie conosciute in tutto il mondo che gli appassionati italiani hanno potuto vedere solo in lingua originale con sottotitoli realizzati da community virtuali. E’ all’interno di questa cornice che si inserisce l’arrivo in sala di "Il mio vicino Totoro", realizzato nel 1988 e da molti ritenuto come uno dei migliori lavori di Miyazaki (lo stesso Studio Ghibli ha come simbolo Totoro).
Storia vera. La notte del 5 agosto del 1939, quando la guerra civile spagnola ormai aveva trovato, da circa cinque mesi, il proprio epilogo dittatoriale in Franco, quarantotto uomini e tredici donne furono giustiziati per essere stati, anche solo marginalmente, coinvolti nella resistenza repubblicana. Quelle tredici donne, o meglio, ragazze, visto che l’età media era di circa diciannove anni, sono le protagoniste di "13 rose". Il loro impegno civile, affrontato con quell’entusiasmo giovanile che non ha freni quando si accosta a questioni che sembrano indiscutibilmente giuste, i primi amori, gli errori, la sottovalutazione di un nemico che non ha nessuno scrupolo fino al tragico epilogo, sono al centro di questa pellicola ispirata all’omonimo romanzo (non pubblicato in Italia) dello spagnolo Carlos Fonseca.
E’ senza dubbio “
Cibo e cultura. A Berlino inaugura ad agosto il museo del Currywurst, la tipica salsiccia cittadina, simbolo e non solo, di un'identità da riaffermare. 
Sono solo tre le nuove uscite settimanali: “
Il wrestling dà popolarità e il suo pubblico spesso è anche un affezionato spettatore di film d’azione. E’ questa la ragione per cui capita che i suoi protagonisti passino dal ring al grande schermo. Fu il caso di Dwayne Johnson (alias The Rock) qualche tempo fa (iniziò tutto con "Il re scorpione" 2002), è quello di John Cena da un paio di anni a questa parte. "12 Rounds" è il secondo lungometraggio per il lottatore (e rapper, altro campo in cui si sta cimentando con successo) del Massachussets dopo il banalotto "Presa mortale" (2006).
Dopo aver lanciato (o meglio, ri-lanciato dopo gli anni di appannamento post "Fusi di testa") la stella cinematografica di Mike Myers, inventando e scrivendo assieme a lui i vari Austin Powers, lo sceneggiatore Michael McCullers tenta la medesima operazione con un’altra stella del Saturday Night Live, Tina Fey.
Sono solamente due le “nuove” pellicole pronte a sfidare, senza grandi speranze, il temporaneo monopolio degli incassi di “Harry Potter e il principe mezzosangue”. E si tratta di due film a stelle e strisce: “